La fine di una relazione sentimentale, il più delle volte, crea nelle persone coinvolte, un periodo di crisi caratterizzato da un’alterazione del benessere personale e relazionale. La durata e l’intensità di tale crisi dipendono da diversi fattori che hanno a che fare con:

  • durata della relazione
  • presenza o meno di figli
  • rapporti con le rispettive famiglie di origine
  • fattori individuali temperamentali
  • pregresse esperienze di separazione o perdita

Tuttavia, è assolutamente normale e fisiologico che ci voglia del tempo per superare la fine di una relazione e, per giungere all’accettazione, ogni partner deve attraversare diverse fasi:

  • NEGAZIONE: è il momento in cui, soprattutto la persona che viene lasciata, sperimenta pensieri come “non può succedere davvero” e si rifiuta di accettare la situazione come modalità protettiva da un grande dolore. E’ la fase in cui si ha il rifiuto di perdere la persona e ciò può comportare la messa in atto di modalità per recuperare il legame e la persona.
  • RABBIA: è la fase del “non è giusto“, si sperimentano sentimenti aggressivi e di rabbia per contenere  il dolore. La rabbia può portare ad agire modalità ricattatorie e accuse verso il partner. In questa fase, se sono presenti figli, è importante non coinvolgerli e non esprimere la rabbia in loro presenza. Infatti si è arrabbiati con l’altro partner in quanto coniuge, non in quanto genitore; un bambino potrebbe avere difficoltà a comprendere la distinzione di ruoli nel momento in cui sente che il genitore viene attaccato.
  • DISPERAZIONE: è questa la fase di massima espressione della tristezza e del dolore connessi alla perdita. Si possono avere pensieri tipo “non so come fare, non mi riprenderò più“. Si è in preda allo sconforto totale e si pensa che niente e nessuno abbiano più senso.
  • RIORIENTAMENTO:  generalmente è la fase più lunga; il pensiero è ancora legato all’ex partner, ma l’arco temporale tra un pensiero e l’altro tende ad allungarsi, i pensieri sono più brevi e meno dolorosi. Si comincia a sentire una nuova forma di gioia e di energia che porta a dedicarsi di più a sè stessi, anche nell’ambito relazionale.
  • ACCETTAZIONE: è il momento in cui amore-dolore-rabbia stanno sullo stesso piano e uno non prevale nell’altro. La persona guarda al futuro, pensa a rimettersi in gioco anche sentimentalmente e riesce a guardare al passato con maggior lucidità e chiarezza senza farsi sopraffare dal dolore, rabbia o senso di perdita.

Bisogna sottolineare che non vi è elaborazione della separazione e quindi non si riesce a superare la fine della relazione, qualora la persona non abbia preso consapevolezza dei motivi che hanno determinato la fine dell’unione e non si sia resa conto di quanto abbia contribuito a provocarne il fallimento. Infatti, come insieme si costruisce una relazione, insieme ci si separa. Ognuno ha una percentuale di responsabilità e, nel caso in cui una persona non la riconoscesse, imputerà solamente all’altro la fine della relazione, rimanendo bloccato nella fase di rabbia o di disperazione.

Infine, superare la fine di una relazione significa essere in grado di riconoscere, accanto a ciò che è stato fonte di dolore e ingiustizia, anche ciò che di positivo e giusto quel legame ha prodotto per sè e per la propria crescita. Bisogna quindi saper riconoscere, nella fase di riorientamento e di accettazione gli aspetti positivi del legame che possono essere i figli o qualsiasi altro aspetto che la coppia ha progettato e generato. Se non viene compiuto questo passaggio si può innescare quello che Cigoli definisce legame disperante, ossia una situazione in cui i partner mantengono in vita un rapporto, seppur distruttivo, perché spezzarlo comporterebbe un’angoscia intollerabile, in quanto troppo dolorosa.

Se, dopo la fine di una relazione, senti il bisogno di essere supportato o ti senti bloccato, in una delle prime tre fasi, un percorso di sostegno psicologico o psicoterapia può esser utile per superare la fine della relazione e ritrovare uno stato di benessere. Ricevo a: